Patologia e chirurgia degli annessi oculari

Blefaropatie dismetaboliche - Gli Xatelasmi

Le blefaropatie dismetaboliche sono caratterizzate dall’accumulo nelle palpebre di sostanze anomale secondarie a disordini metabolici.
 
Tra queste ricordiamo gli xantelasmi che si presentano sottoforma di chiazze giallastre, piane o rilevate, spesso bilaterali (quindi che coinvolgono entrambi gli occhi), di consistenza molle che formandosi sulla pelle causano un notevole danno estetico.
 
Gli xantelasmi sono un problema tipico delle persone anziane o di chi ha passato i quarant'anni, ma possono presentarsi anche in soggetti adulti e persino nell'infanzia parallelamente all'istiocitosi, una malattia raracaratterizzata dalle infiammazioni nei tessuti a causa dell'infiltrazione di particolari cellule dette di Langerhans.
Può essere primitivo o secondario a ipercolesterolemia (eccesso di colesterolo nel sangue), dislepidemia (eccesso di grasso nel sangue), diabete, epatopatie. L'unica cosa certa è che nella formazione degli xantelasmi il più delle volte ci sia familiarità tra soggetti affetti.

Gli xantelasmi possono essere più o meno grandi e multipli, e la loro forma è variabile: data la loro natura benigna solo una parte dei pazienti affetti decide la loro rimozione, puntando sul fattore estetico.
 
Sono varie le tecniche per il trattamento degli xantelasmi: dalla crioterapia con azoto liquido (bruciatura e rimozione per raffreddamento) all'uso di acido tricloracetico, asportazione chirurgica tradizionale o laser, il trattamento con felc (flusso di elettroni convogliati, possibile addirittura senza anestesia). In quest'ultimo caso si usa illaser CO2 pulsato che tramite vaporizzazione rimuove gli xantelasmi senza punti di sutura e con minori inconvenienti postoperatori. Quest'ultima tecnica è oggi frequente perchè il laser scoraggerebbe la formazione di recidive, un inconveniente non raro quando si parla di xantelasmi.

Blefaropatie Infiammatorie - Il calazio

Il calazio è una cisti (precisamente un lipogranuloma) localizzata nella palpebra e dovuta all'infiammazione cronica di una ghiandola di Meibomio a causa dell'ostruzione del dotto escretore della stessa con ritenzione del secreto lacrimale.
 
Clinicamente si presenta come un piccolo nodulo di solito localizzato nella palpebra superiore, indolente, ben circoscritto, a sviluppo lento. La cute di solito non presenta segni di irritazione. Solo raramente e se di grandi dimensioni può causare astigmatismo e dolore per una eventuale pressione esercitata sulla cornea.

 

La normale pulizia dell'occhio aiuta a mantenere puliti i dotti escretori delle ghiandole di Meibomio. Tuttavia persone con disturbi metabolici, digestivi e tossici possono essere predisposti.
Può essere unico o multiplo ed interessare una o ambedue le palpebre (calaziosi).
 
L’evoluzione è quanto mai varia:talvolta tende a regredire spontaneamente, anche se non scompare del tutto; spesso resta immodificato per molto tempo, altre volte passa spontaneamente alla fase suppurativa.
Quando il calazio tende a ingrandirsi, non si risolve spontaneamente e, una volta trattato, tende a ripresentarsi, occorre effettuare una biopsia per escludere o confermare la presenza di un cancro alla pelle.
 
L'applicazione di bende tiepide aiuta la regressione spontanea, favorendo la liberazione del dotto escretore. Tuttavia nei primi giorni, se l'occhio è molto gonfio, evitare di massaggiarlo, tanto meno di applicare impacchi caldi (eventualmente farli freddi: sarebbe come mettere un impacco caldo su una contusione o dopo un intervento del dentista!).
Occasionalmente, qualche pomata specifica può essere usata per aiutare la pulizia del dotto escretore.
Solo quando il calazio non regredisce o quando insorgono complicanze va rimosso chirurgicamente, generalmente con un'incisione all'interno della palpebra in anestesia locale; l'uso di un collirio antibiotico (ad esempio cloramfenicolo) prima e dopo l'asportazione serve per evitare complicanze se la cisti dovesse essere infetta, ma non ha altra utilità per il trattamento.

Anomalie della statica palpebrale: Ectropion ed Entropion

L’ectropion è caratterizzato dal rivolgimento verso l’esterno del margine palpebrale.
Nella maggior parte dei casi è senile causato dalla progressiva lassità generalizzata delle strutture della palpebra inferiore.
L’esordio è in genere graduale ed il primo segno talvolta è rappresentato dall’epifora (la fuoriuscita  del liquido lacrimale) per eversione del punto lacrimale per cui le lacrime non possono imboccare il canalino inferiore.
Talvolta può presentarsi in seguito a fatti flogistici della congiuntiva cui si accompagna lo spasmo dell’orbicolare,  in seguito a paralisi del VII nervo cranico, in seguito a eventi cicatriziali dopo ustioni e ferite.
 
L’entropion consiste nel rivolgimento verso l’interno del bordo palpebrale.
Questo rivolgimento verso l’interno porta le ciglia a contatto con la superficie oculare producendo sintomi come sensazione di corpo estraneo, secrezione congiuntivale ed epifora, nonché causare erosioni dell’epitelio corneale e cheratiti microbiche.
Può essere senile per ridotta tonicità dell’orbicolare e per la riduzione del grasso orbitario, oppure secondario a cicatrici o a spasmo del muscolo orbicolare.

Le degenerazioni della congiuntiva

Lo pterigio è una proliferazione benigna della congiuntiva che si estende su un’area triangolare dal limbus verso il centro della cornea, più spesso dal lato nasale con tendenza alla bilateralità anche se con asimmetria tra i due occhi.

Le cause non sono del tutto chiare anche se sembra che particolari fattori ambientali (luce solare molto intensa, calore, polvere, vento) abbiano un ruolo importante.
 
All’esame biomiscroscopico lo pterigio si presenta come una massa carnosa ricca di vasi o più semplicemente come una propaggine della congiuntiva che si estende verso il centro della cornea.
 
I sintomi sono essenzialmente legati a una sensazione di corpo estraneo e di disconfort oculare, anche se spesso il paziente si rivolge all’oculista per motivi estetici.
 
Raramente lo pterigio può interessare la zona ottica della cornea e quindi ridurre il campo visivo o l’acuità visiva sia per l’astigmatismo che per l’ostacolo al passaggio dei raggi luminosi.
 
Tale patologia risulta molto lenta nella crescita e si presenta con maggiore frequenza negli adulti con più di 50 anni. La compartecipazione di altre patologie locoregionali o sistemiche (dell'organismo) non sembra essere rilevante.
 
Necessita di trattamento chirurgico,talora è sufficiente la semplice asportazione ma nei casi tendenti alla recidiva può essere utile l’asportazione con plastica ricostruttiva della congiuntiva che si può avvalere di lembi congiuntivali autologhi. Il trattamento post-operatorio consiste in terapia locale antibiotico-steroidea per un periodo di circa un mese. Il ritorno alla vita sociale è immediato.

 

La Blefaroplastica

La blefaroplastica, più comunemente nota come chirurgia estetica delle palpebre, è una procedura chirurgica che consente di correggere difetti quali palpebre superiori cadenti, borse di grasso e occhiaie che rendono lo sguardo affaticato, invecchiando la fisionomia del volto e interferendo talvolta con la vista.
Consiste nella rimozione di cute e grasso in eccesso localizzati nelle palpebre superiori e inferiori e nel riposizionamento del sopracciglio cadente.
 
Con la blefaroplastica è anche possibile modificare la forma dello sguardo mediante il sollevamento e/o il riposizionamento dell'angolo laterale dell'occhio (cosiddetta cantoplastica e cantopessi).
I migliori candidati per la blefaroplastica sono uomini e donne la cui pelle ha cominciato a dare segni di cedimento, ma ha conservato una buona elasticità. Tuttavia non esistono limiti di età per sottoporsi a questo tipo di intervento.
La maggior parte dei pazienti che ricorrono alla blefaroplastica ha un'età compresa tra i 40 e i 60 anni, ma la chirurgia estetica delle palpebre viene eseguita con successo anche in persone tra i 70 e gli 80 anni.
Anche perché è un intervento che dura 1-2 ore del tutto indolore che termina con l’applicazione di ghiaccio sugli occhi. Viene generalmente eseguita in anestesia locale con sedazione e in regime di day-hospital.

 

 

La chirurgia estetica delle palpebre è una procedura chirurgica abbastanza semplice e se viene eseguita da uno specialista in chirurgia plastica all'interno di strutture autorizzate, i risultati sono generalmente molto soddisfacenti.
Si tratta comunque di una procedura chirurgica vera e propria dove le complicanze (sanguinamento, infezione) sono rare ma possono accadere ed essere agevolmente risolte solo se l'intervento è eseguito da uno specialista.
Per diminuire i rischi di complicanze è comunque importante seguire attentamente i consigli e le istruzioni che vi darà il chirurgo prima e dopo l'intervento.
 
La blefaroplastica è un intervento personalizzato che, come tale, necessita di un'accurata visita specialistica pre-operatoria.
Infatti è necessario prima di un eventuale intervento valutare la struttura ossea del volto, la qualità della pelle e dei muscoli perioculari, la presenza di eventuali difetti estetici e/o funzionali e illustrarvi gli obiettivi e i risultati estetici che è possibile ottenere.
Il chirurgo dovrà inoltre valutare le condizioni di salute generale per escludere la presenza di alterazioni (pressione alta, problemi di coagulazione o di cicatrizzazione) che potrebbero influire sul risultato finale dell'intervento.
Prima dell'intervento di blefaroplastica riceverete istruzioni precise sull'alimentazione pre e post-operatoria, sull'assunzione di farmaci, di alcool e di sigarette. 

 

La procedura chirurgica

La procedura chirurgica più comune consiste nel rimodellamento del muscolo orbicolare e delle borse adipose e nella rimozione dell'eccesso di cute.
Le incisioni vengono eseguite nella piega delle palpebre superiori e inferiori e risultano praticamente invisibili.
Se sono presenti solo delle borse adipose nella palpebra inferiore e non è necessario rimuovere l'eccesso cutaneo, il chirurgo può eseguire la cosiddetta blefaroplastica transcongiuntivale, senza praticare incisioni cutanee esterne.

Palpebre cadenti con eccesso di cute e grasso
Asportazione cute in eccesso
Incisioni
Risultato e cicatrici

 

Qual'è il decorso post-operatorio?

Nelle 48 ore successive all'intervento di blefaroplastica è opportuno rimanere a riposo con la testa leggermente sollevata.
A partire dal terzo giorno è possibile riprendere a svolgere una vita normale evitando però attività faticose, saune e bagni turchi e l'esposizione al sole.
Nei primi due giorni potranno apparire gonfiore ed ecchimosi intorno alla regione trattata che persisteranno per circa 1-2 settimane.
Sono rari ematomi, infezioni e cicatrici cheloidee.
Dopo 7-10 giorni è possibile la vostra attività lavorativa se non eccessivamente faticosa e a partire dalla terza settimana potrete riprendere progressivamente a svolgere tutte le normali attività compresa quella sportiva.
Il risultato, apprezzabile già dopo le prime tre settimane, sarà definitivamente raggiunto a distanza di circa sei mesi dall'intervento.